Recentemente, studi internazionali confermano che il PRP è l’arma più recente messa a punto dalla medicina per contrastare la caduta dei capelli.

Occorre fare chiarezza al fine di non propagandare terapie miracolistiche o panacea per le persone con calvizie. Le indicazioni a questo tipo di procedura devono essere valutate sempre dal medico esperto nel settore, limitatamente all’alopecia androgenetica, maschile e femminile, e all’alopecia areata. Quest’applicazione di medicina rigenerativa è una sorta di terapia biologica, alternativa o complementare ad altre terapie mediche.

Occorre essere cauti sull’argomento al fine di evitare entusiasmi eccessivi, anche se la letteratura scientifica ha supportato l’uso del PRP in altri settori della medicina, che sono stati i primi ad utilizzare questa metodica, per es. per favorire la chiusura di ulcere cutanee, l’attecchimento di innesti cutanei in chirurgia plastica e di impianti dentari in odontoiatria, la completa ossificazione di fratture “difficili” in ortopedia. Per quanto riguarda le alopecie il protocollo di applicazione muta a seconda dell’esperienza del medico; quello più diffuso prevede 3 sedute a distanza di 2 mesi l’una dall’altra ed in seguito alla risposta del paziente si programmano sedute distanziate di 6-8 mesi.

Il termine PRP sta per Plasma Ricco in Piastrine; il suo meccanismo di azione è dovuto ad un lento e continuo rilascio dei fattori di crescita presenti in abbondanza nei granuli piastrinici. I fattori di crescita sono proteine che hanno un ruolo chiave nei complessi processi di riparazione e rigenerazione tissutale, stimolando la formazione di nuovi vasi, la proliferazione e la migrazione dei fibroblasti, la sintesi del collagene e la mitosi delle CELLULE STAMINALI presenti nei tessuti.In altre parole, lo scopo principale del PRP è quello di stimolare i follicoli inattivi e rivitalizzare il cuoio capelluto danneggiato o atrofizzato dai meccanismi che stanno alla base della caduta dei capelli. I risultati sono variabili ed individuali, ma nessuna garanzia di successo può essere fatta prima, per cui occorre diffidare da imbonitori.

Alcuni medici applicano il PRP a pazienti che non sono candidati al trapianto; altri lo usano prima e dopo il trapianto al fine di assicurare e di aumentare la sopravvivenza del trapianto effettuato. Il PRP è quindi una potenziale terapia non chirurgica per stimolare in maniera naturale i follicoli piliferi o per rinforzare quei capelli “deboli e sottili”. Sebbene esistano pochi studi controllati sull’argomento, i casi aneddotici riportati rifletterebbero il successo della terapia PRP. La selezione dei pazienti, tuttavia, deve essere accurata; coloro che presentano una disfunzione piastrinica, o in terapia anticoagulante o affetti da malattie croniche della pelle non sono candidati alla procedura. La decisione di usare PRP è personale e dovrebbe essere presa dopo un’attenta consultazione con il medico, ragion per cui è importantissima un’accurata raccolta anamnestica.

Il PRP è sicuro e naturale dal momento che viene estratto dal proprio organismo tramite un prelievo ematico, per cui non possono esistere reazioni allergiche o di rigetto. Il paziente dovrà sottoporsi ad un semplice prelievo di sangue ad opera di personale accreditato, il sangue verrà centrifugato ottenendo un concentrato di piastrine, che verranno infiltrate con un ago sottilissimo nel cuoio capelluto del paziente. Il disagio è limitato ed è legato alla sensibilità del paziente.

Dr.ssa Irene Rajmondi – Medico Chirurgo Specialista in Dermatologia